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Canti sociali (68)

Una trascurata tradizione di canto sociale e politico

Per molti anni negli studi italiani di etnomusicologia si è ritenuto che il Mezzogiorno fosse rimasto impermeabile alla diffusione di canti sociali e politici di estrazione colta (nei testi e nelle melodie). Si è ritenuto, a torto, che nelle regioni settentrionali fosse avvenuto un intreccio e forme di contaminazione tra la cultura ufficiale (sia pure di opposizione) e le varie forme di culture popolari, mentre al Sud le culture popolari fossero rimaste del tutto isolate nelle forme arcaiche e nella sostanziale autonomia linguistica e musicale. 
Molta ricerca sul campo ha espresso raccolte importantissime per l’Italia del nord, mentre al Sud le ricerche effettuate fino agli anni ’70 hanno quasi sempre evidenziato il canto popolare "autoctono", "etnico", "originale". Si finiva quindi spesso per non accorgersi o non dare valore ai canti in lingua italiana (sia pure adattata e reinterpretata) e a quelli che, su melodie già note a livello nazionale (di estrazione napoletana o di canti politici della parte avversa), costruivano testi più vicini alla propria condizione culturale e sociale. 
Già nelle campagne del Tavoliere (e non solo), nei momenti dello sfruttamento più aspro, agli albori del secolo scorso, i braccianti cantavano, al calar del sole, strofette isolate, per lo più in sequenze libere e non organizzate in senso narrativo, che possiamo definire canti sociali, sia pure nella loro funzione di canti eseguiti sul lavoro. Alcune di queste esprimevano una contrapposizione radicale al padrone, in cui l’ironia dei versi, e talvolta la violenza verbale espressa, era causa e contemporaneamente effetto di una presa di coscienza, allora appena avviata. Al termine della giornata, i braccianti di Cerignola cantavano: U sol'o fatt' russ'/ u patroun' appenn'u muss' (il sole diventa rosso e il padrone mette il broncio)In alcuni casi la violenza verbale si faceva invettiva e promessa di vendetta e rivolta per quanto si era subito in precedenza. In questo contesto anche i versi di Padrone mio, ripresi dalla tradizione orale e ormai famosissimi nella rielaborazione di Matteo Salvatore, apparentemente segnata da un senso di sottomissione e arrendevolezza, assumono una valenza simbolico-allegorica di tutt’altro segno in alcune varianti delle braccianti di Orsara di Puglia.
Ma è nei canti di rivolta e in quelli nati all’interno o a posteriori di sommosse popolari, che il canto orale assume il ruolo di documento storico, vera e propria "fotografia" o "radiocronaca" di quanto avvenuto e di come è stato vissuto dai protagonisti. In questi canti gli anonimi autori perdono la leggerezza dell’ironia e dell’allegoria e passano a narrare, con nomi e cognomi, il capovolgimento avvenuto: le vittime diventano vendicatori, i vecchi oppressori fuggono dinanzi alla massa inferocita. Uno degli esempi più interessanti è la ballata, raccolta a Minervino Murge, che descrive la rivolta popolare per il pane del 1898, contro i fornai e i loro trucchi per rendere sempre più costoso questo alimento fondamentale per la sopravvivenza.
Registrazioni di Giovanni Rinaldi, Paola Sobrero e Alberto Vasciaveo, raccolte nel territorio della Puglia Settentrionale (Capitanata e Minervino Murge in particolare) dal 1976 al 1979 e selezionate dai nastri magnetici originali da Giovanni Rinaldi.

  • Genere Audio

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e canto sociale che si eseguiva al termine della giornata lavorativa che coincideva col tramonto del sole.

    U sol'o fatt' russ' 
    u patroun' appenn'u muss' 
    Curatele e curatloune 
    mann'a mmett'u calaroune

    Il sole si è fatto rosso/ il padrone mette il muso// Curatolo manda a mettere il pentolone [sul fuoco]

    Registrazione pubblicata in Giovanni Rinaldi–Paola Sobrero, La memoria che resta. Vita quotidiana mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia, Aramirè, Lecce, 2004 (Prima ed. Foggia, 1981).

  • Durata 00:22
  • Data Lunedì, 18 Luglio 1977
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Michele Balducci (n. 1895 a Cerignola) bracciante e militante comunista: voce
  • Autore Alberto Vasciaveo

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e canto sociale che si eseguiva al termine della giornata lavorativa che coincideva col tramonto del sole.

    U sol'o fatte russ'
    u patron'appenn'u muss' 

    U sol'o calaite 
    appundangill' la sciurnate

    U sol'o fatt' bianghe 
    u patrone vè sopr'a la banche 

    Gardeme sol'e strusceme vinde

    Il sole si è fatto rosso…// Il sole è calato/ segnaci la giornata [di lavoro]// Il sole si è fatto bianco/ il padrone va alla banca// Ardimi sole e accarezzami vento

    Registrazione pubblicata in Giovanni Rinaldi–Paola Sobrero, La memoria che resta. Vita quotidiana mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia, Aramirè, Lecce, 2004 (Prima ed. Foggia, 1981).

  • Durata 00:35
  • Data Mercoledì, 09 Novembre 1977
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Giuseppe Murgolo (n. 1923 a Cerignola) bracciante, Emanuele Monaco (n. 1926 a Cerignola) bracciante: voce
  • Autore Giovanni Rinaldi, Paola Sobrero, Antonio Talia

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e canto sociale eseguito durante i lavori di trebbiatura del grano.

    Curatele e curateloun' 
    la pagghi' o fatt' a sumeloune 
    Uè l'ariaroule 
    a vuletè la pesatoure 

    Curatolo e curatolo/ la paglia si è staccata dai chicchi [del grano]// Ehi ariarolo [vai] a smuovere il mucchio

    La registrazione è stata pubblicata nel disco Il sole si è fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio (DS 316/18), Milano, 1978. Registrazione pubblicata in Giovanni Rinaldi–Paola Sobrero, La memoria che resta. Vita quotidiana mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia, Aramirè, Lecce, 2004 (Prima ed. Foggia, 1981).

  • Durata 00:17
  • Data Domenica, 20 Giugno 1976
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Rosa Laguardia (n. 1909 a Cerignola) casalinga: voce
  • Autore Giovanni Rinaldi, Paola Sobrero, Alberto Vasciaveo

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e canto sociale (frammento).

    Lagnan'e Lagnanidde
    alz' main'o fiaschidd'

    Il fiaschetto era quello dell’olio che il soprastante usava per sgocciolare quel poco d’olio sul pezzo di pane che i braccianti inzuppavano nell’acquasale.
    La registrazione è stata pubblicata nel disco “Il sole si è fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio” (DS 316/18), Milano 1978. Registrazione pubblicata in Giovanni Rinaldi–Paola Sobrero, La memoria che resta. Vita quotidiana mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia, Aramirè, Lecce, 2004 (Prima ed. Foggia, 1981).

  • Durata 00:33
  • Data Martedì, 21 Agosto 1973
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Vincenzo Debono (n. 1914 a Cerignola) bracciante: voce
  • Autore Franco Coggiola

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto sociale e di lavoro. Una delle tante strofette del ‘calasole’. La ripetitività serviva a spingere il soprastante o il padrone a dare fine alla lunga giornata lavorativa.

    U sé che disse u pòdece alla furmèich
    u sé che disse u pòdece alla furmèich
    Che nou ce n'amm'a scej
    ch'am'a scapelèjo

    Lo sai cosa disse la pulce alla formica?// Che noi ce ne dobbiamo andare/ perché è finito l'orario di lavoro

    La registrazione è stata pubblicata nel disco “Il sole si è fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio” (DS 316/18), Milano 1978.

  • Durata 00:20
  • Data Martedì, 21 Agosto 1973
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Vincenzo Debono (n. 1914 a Cerignola) bracciante: voce
  • Autore Franco Coggiola

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e sociale in cui si denunciano le durissime condizioni di lavoro in campagna. 

    Mej'e po meje 
    u Fuggianidd'a fateghè

    Mamma mamma 
    mmo m'aviss'a dda vedej 
    pe na raganedde 'ngoule 
    a fateghè cume nu mule 

    Mej'e po meje 
    u Fuggianidd'a fateghè 

    Mamma mamma 
    mmo m'aviss'addà vedej 
    pe na raganedde 'ngoule 
    a fateghè cume nu mule 

    Mej'e po meje 
    u Fuggianidd'a fateghè 

    Mai e poi mai/ il Foggianello a lavorare// Mamma mamma/ mi dovresti vedere ora/ con la raganella sulle spalle/ a lavorare come un mulo [la raganella è il telone per la raccolta delle olive]

    Strofe che si eseguivano sul lavoro, in particolare durante la raccolta delle olive e la zappatura. La strofa mamma mamma... si riferisce alla condizione dei bambini soprattutto durante la raccolta delle olive da delinquente locale dedito allo sfruttamento della prostituzione. 
    Registrazione pubblicata in Giovanni Rinaldi–Paola Sobrero, La memoria che resta. Vita quotidiana mito e storia dei braccianti nel Tavoliere di Puglia, Aramirè, Lecce, 2004 (Prima ed. Foggia 1981).

  • Durata 00:35
  • Data Venerdì, 26 Maggio 1978
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Giuseppe Diploma (n. 1906 a Cerignola) bracciante e sindacalista: voce
  • Autore Giovanni Rinaldi, Paola Sobrero

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e sociale (frammento). Vedi brano precedente brano 6.

    mamma mamma 
    mmo m'aviss'addà vedej 
    pe na raganedde 'ngoule 
    a fateghè cume nu mule 

    La registrazione è stata pubblicata nel disco “Il sole si è fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio” (DS 316/18), Milano 1978.

  • Durata 00:08
  • Data Lunedì, 25 Aprile 1977
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Savino Totaro (n. 1906 a Cerignola) contadino: voce
  • Autore Giovanni Rinaldi, Paola Sobrero

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e canto sociale.

    Chi vuo' venì a fategà vin'a Curnite
    è aria fin'e non si cad' malat'
    quande figliole venn' tutt' zite
    all'ulteme se ne vanne maritato

    Aria aria de stu pagliare bell'
    a fategà ch' stu patrun' ghè nu dann'
    fatiga assai e poch' vol' spenn'
    la ggend' com' nind' se ne vanno.

    Chi vuol venire a lavorare venga a Curnita (una masseria)/ l'aria è buona e non ci si ammala/ quante ragazze vengono tutte libere/ alla fine se ne vanno maritate// Aria di questo bel pagliaio/ lavorare per questo padrone è un danno/ si lavora molto e poco vuole spendere/ la gente se ne va appena può 

    Cfr. Saverio La Sorsa, Tradizioni popolari pugliesi, Bari-Roma, F. Casini e figlio Editori, 1934, vol. III (1937), p. 98 n. 2357; Raffaele Nigro, Tradizioni e canti popolari lucani: il melfese, Bari-Melfi, Interventi Culturali /Arci-Uisp, 1976, p. 134 n. 199. La registrazione è stata pubblicata nel disco “Il sole si è fatto rosso. Giuseppe Di Vittorio” (DS 316/18), Milano 1978.

  • Durata 00:41
  • Data Martedì, 21 Agosto 1973
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Vincenzo Debono (n. 1914 a Cerignola) bracciante: voce
  • Autore Franco Coggiola

  • Genere Audio
  • Audio

  • Descrizione

    Canto di lavoro e canto sociale.

    Facce de craparella salvagg' 
    a fategà che stu patrune ghè nu dann' 
    fatj' assai e poco vole spenn' 
    la ggende cume ninde se ne vanne 

    Che vole venì a fategà ven'a Curnì(ta) 
    a fategà che stu patrune ghe nu dann' 
    fatj' assai e poco vole spenn' 
    la ggende cume ninde se ne vanne 

    Facce de craparella salvagg' 
    tena la casetta a la vj de Fogg' 
    quanda passaggjre passene tutt'allogg' 
    tjne la facc'e solde craparelle. 

    Faccia di capretta selvatica/ lavorare per questo padrone è un danno/ si lavora molto e poco vuole spendere/ la gente se ne va subito// Chi vuole lavorare venga a Curnita/ lavorare per questo padrone è un danno/ si lavora molto e poco vuole spendere/ la gente se ne va appena può// Faccia di capretta selvatica/ hai la casetta sulla via di Foggia/ tutti i passeggeri che passano li alloggi/ hai un sacco di soldi craparella.

    Cfr. Saverio La Sorsa, Tradizioni popolari pugliesi, Bari-Roma, F. Casini e figlio Editori, 1934, vol. III (1937), p. 98 n. 2357; Raffaele Nigro, Tradizioni e canti popolari lucani: il melfese, Bari-Melfi, Interventi Culturali /Arci-Uisp, 1976, p. 134 n. 199.

  • Durata 01:06
  • Data Sabato, 26 Giugno 1976
  • Luogo Cerignola
  • Provincia Foggia
  • Regione Puglia
  • Esecutore Angelo Debono (n. 1910 a Cerignola) bracciante: voce
  • Autore Giovanni Rinaldi, Paola Sobrero