Salvitelle (52)
Tra storie di vita e cunti
Un'eterogenea raccolta di canti, storie, testimonianze, raccolte a Salvitelle, comune della provincia di Salerno, al confine con la Basilicata. La ricercatrice, in un ambiente a lei familiare, ricostruisce, attraverso la testimonianza di un uomo e di una donna, dei quali purtroppo non si conosce l'identità, il ricco patrimonio di cultura orale del paese: tra canti devozionali, cunti, filastrocche e storie di vita si delineano la storia, le tradizioni e le credenze di un'intera comunità. La lunga intervista, raccolta probabilmente poco tempo dopo il terribile terremoto che colpì l'Irpinia il 23 novembre del 1983, ricostruisce, in un racconto intimo e sofferto, i difficili momenti attraversati dalla gente di Salvitelle e descrive le ferite, ancora vive, lasciate nelle vite e tra le strade del paese. Attraverso l'esecuzione di canti e descrizioni minuziose, arricchite di ricordi e storie familiari, gli intervistati presentano l'ingente patrimonio di usanze e culti praticati paese. In particolare, si soffermano sulla devozione verso il santo patrono: la festa in onore di San Sebastiano cade il 20 gennaio, quando si svolgono le liturgie religiose, mentre i riti civili sono stati spostati, per evitare la rigidità del clima, all'ultima domenica di agosto; la statua del santo viene portata in processione per le vie del paese unitamente alla statua di san Giuseppe, precedente protettore, ed i cittadini si contendono all'asta tale privilegio, il cui ricavato viene utilizzato per l'organizzazione dell'anno successivo. In tale occasione si svolgono anche il "torneo di lotta greco-romana" e la tradizionale corsa a piedi nudi "Serra San Giacomo": i partecipanti, rigorosamente nati o residenti a Salvitelle, scendono a piedi nudi tra rovereti e sterpi dalla cima del Monte San Giacomo alla chiesa di San Sebastiano dove baciano per devozione il piede alla statua prima di immergere i propri, inevitabilmente feriti a causa del terreno accidentato, in tinozze di vino risanante. Si parla, inoltre, in un tono intimo e familiare, di ricette, riti ed usanze legati alla magia e alla medicina contadina, tra rimedi erboristici e formule magiche. Un ricco patrimonio di cultura orale, dunque, che si presenta come esito di un'osservazione partecipante, dove la distanza tra ricercatore e testimone si riduce al minimo, in una narrazione corale, probabilmente specchio di una condivisione da parte della studiosa della realtà culturale e dell'esperienza di vita dei suoi interlocutori.
- Genere Audio
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
Un uomo ed una donna condividono con l’intervistatrice i ricordi della terribile notte del 23 novembre del 1980, quando un violento terremoto devastò l’Irpinia. Dalle loro parole si comprende che l’intervista è stata realizzata non molto tempo dopo il disastro.
Data: Non indicata
- Durata 05:04
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voci miste
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
Gli intervistati, un uomo e una donna, raccontano gli effetti disastrosi che il terremoto ebbe nella piccola frazione salernitana di Salvitelle. La donna cerca inoltre di spiegare scientificamente il fenomeno sismico attraverso le notizie apprese dai giornali.
Data: Non indicata
- Durata 04:30
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voci
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
L'interlocutrice descrive gli effetti disastrosi che il terremoto ebbe sulle abitazioni di Salvitelle, soprattutto nel piccolo centro storico; spiega che molte persone si erano trasferite in campagna, seguendo le sollecitazioni delle autorità, ma lei con la sua famiglia aveva preferito restare in paese, nelle strutture di emergenza costruite per i cittadini.
Data: Non indicata
- Durata 05:19
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voci
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
L'intervistato, con interventi di una donna presente alla conversazione, racconta che il centro storico del paese, un borgo rurale, arroccato sulle pendici di un'altura che domina la vallata, fu la zona più danneggiata dal terremoto. Particolarmente in pericolo furono gli antichi palazzi gentilizi, come il Palazzo Bonavoglia, in origine detto Briganti. Fa riferimento anche alla contrada Taverna Barone, storica zona di passaggio per commercianti e mercanti, della quale spiega le origini della denominazione. La comprensione integrale dell'intervista è impedita dall'audio compromesso.
Data: Non indicata
- Durata 03:01
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voci
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
L'intervistato racconta di alcune storiche famiglie di Salvitelle, del loro potere e della sudditanza del popolo al loro volere. Occorre ricordare che nel primo dopoguerra dominava ancora il latifondo, appannaggio di pochissimi proprietari discendenti da vecchie famiglie della nobiltà locale, con la conseguente notevole diffusione del bracciantato. Il definitivo dissolvimento del latifondo si verificò solo nel secondo dopoguerra, anche sotto la spinta delle lotte contadine con l'occupazione delle terre incolte.
Data: Non indicata
- Durata 04:01
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimo: voce
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
Viene ricostruita la storia dell’antica dimora gentilizia dei Grassibelli, sul cui portone troneggiano gli stemmi familiari. Tale edificio come molti altri del centro storico, risulta tra i più danneggiati dal terremoto dell'80 ma, come spiegano gli intervistati, sono tutelati dalla legislazione sui beni culturali e quindi, a differenza di molti altri edifici della città, non potranno essere abbattuti nonostante i danni.
Data: Non indicata
- Durata 04:18
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voce maschile e femminile
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
Presentando le vicende storiche che hanno interessato il territorio di Salvitelle, viene ricostruita la storia dell'antica e ricca famiglia dei Grassibelli, composta da una madre e due figlie, la cui storica dimora è ancora conservata. Raccontano anche della famiglia Mucci, proprietaria di un antico palazzo gentilizio nel centro storico di Salvitelle. Entrambe le famiglie sono ricordate in paese per la particolare crudeltà dimostrata verso i meno abbienti.
Data: Non indicata
- Durata 04:10
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voce maschile e femminile
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
L'intervistato, con l'aiuto della donna che partecipa con lui all'intervista, spiega alcuni giochi tradizionali di Salvitelle. Descrive quella che lui definisce una prova di forza, una gara che si svolgeva in occasione delle feste tradizionali. Un grosso palo di legno, con un diametro di almeno 15-20 centimetri, veniva accuratamente privato della corteccia e e spalmato a più riprese con sugna, sapone e grasso, fino a renderlo oltremodo scivoloso e unto. A una sua estremità, su apposite asticelle, venivano sospesi i premi riservati al vincitore (abitualmente di genere alimentare), mentre l'altra estremità veniva solidamente infissa in terra. Si trattava di uno spettacolo molto esilarante perché, nonostante i concorrenti si dessero un gran da fare con tutti i sistemi e i mezzi consentiti per arrivare in cima, inesorabilmente ricadevano a terra esausti. Tale gioco è da molti conosciuto con il nome di albero della cuccagna, uno svago che veniva messo in scena solitamente durante il periodo carnevalesco. L'intervistato descrive inoltre un'altra prova di forza, anch'essa tipica dei festeggiamenti del carnevale, che ha come protagonista un gallo: alcuni uomini del paese acquistano un gallo e nel mezzo di un ampio piazzale scavano una buca in cui sotterrano il volatile lasciandogli solo la testa fuori dal terreno. A turno i partecipanti vengono bendati e muniti di una vecchia sciabola affilata o una mazza di legno, devono perdere l'orientamento e camminare alla cieca tentando di tagliare la testa al gallo: vince chi riesce a decapitare il volatile, gesto che simboleggia la morte del Carnevale. È descritto infine un gioco che si svolge con l'ausilio di una moneta da cento lire, del quale però non è possibile comprenderne lo svolgimento a causa dell'audio compromesso della registrazione.
Data: Non indicata
- Durata 02:43
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voci
- Autore Non indicato
- Genere Audio
-
Audio
-
Descrizione
Gli intervistati descrivono la corsa a piedi nudi che si svolge l'ultima domenica di agosto a Salvitelle partendo dalla cima della Serra San Giacomo, colle sovrastante alcune centinaia di metri la piccola frazione salernitana, fino alla cappella del santo patrono, San Sebastiano. Partecipano concorrenti di ogni età purché nati o residenti a Salvitelle che, come vuole la tradizione, scendono a piedi nudi per sentieri impervi tra roveti e sterpi. Al termine della corsa dopo aver baciato, per devozione, il piede del simulacro del santo, tutti i partecipanti si lavano i piedi in una tinozza in cui viene versato del vino locale, per disinfettare le ferite procurate dal terreno accidentato. La donna inoltre racconta la storia di un uomo che cercò di affrontare l'impresa indossando le calzature, ma la sua corsa fu interrotta da un tremendo incidente nel quale si ruppe una gamba. La donna interpreta l'accaduto come conseguenza di una mancanza di devozione verso il santo patrono, in onore del quale si svolge tale rito, in ricordo del suo martirio. Storicamente il culto nasce nella ricorrenza di una sfida avvenuta nel 1790 tra i pastori locali e i soldati francesi che svolgevano esercitazioni sul monte San Giacomo.
Data: Non indicata
- Durata 03:01
- Luogo Salvitelle
- Provincia Salerno
- Regione Campania
- Esecutore Anonimi: voce maschile e femminile
- Autore Non indicato
