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04 Fronne, canti e ballo giuglianese

  • Genere: Audio
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  • Descrizione:

    Documento straordinario per compattezza esecutiva, per lo stile aristocratico della cantatrice Lucia D’Alterio, per il virtuosismo del flautista Vittorio D’Alterio e per la resistenza ritmica, l’incisività del battito, la fantasia inventiva e la dirompenza espressiva del suonatore di tamburo Giovanni Pirozzi. L’esecuzione ha inizio con alcune fronne cantate dal Pirozzi, il quale impiega uno schema musicale alquanto insolito, per la variabilità metrica dei versi in parte improvvisati. Egli si rivolge agli ascoltatori con un saluto iniziale, presentandosi col suo nome ed il suo nomignolo (Giuvann’ ’e Pellicchiella). Gli risponde Lucia D’Alterio con una fronna più stereotipa. Segue Vittorio D’Alterio il quale intona un canto modellato su un richiamo di venditori di acque gelate, che cadenza con la formula ’A muntagna fredda. Dopo un successivo intervento della donna, che si conclude sulla medesima formula, ha inizio la musica di una singolare danza, la quale si esegue esclusivamente nel periodo dei festeggiamenti per la Madonna dell’Arco. L’organico strumentale è composto da un piccolo sisco(flauto diritto), da un tamburo e dalle castagnette battute dai danzatori. La forma musicale è connotata da tre fasi melodico-ritmiche che conducono l’andamento e i moduli coreutici dei danzatori. Nelle prime due fasi si osserva una struttura più stabile e isometrica, con formule melodiche del flauto alquanto estese, che vanno man mano condensandosi fino alla terza fase. A tal punto, l’ossessiva iterazione di una cellula o inciso binario del flauto asseconda un modulo coreutico detto "rotella", mediante il quale i danzatori allacciati girano vorticosamente. Indi, si ritorna musicalmente alla prima fase e si ripete l’intero ciclo coreutico-musicale. Il rapporto tra i suonatori e i danzatori presenta carattere di reciprocità, ed è regolato da una serie di segnali gestuali e sonori, atti a suggerire, dilatare o condensare sia le fasi della danza sia quelle ritmiche e melodiche. All’organico strumentale può aggiungersi la voce di un cantore o di una cantatrice, i quali, attingendo al repertorio degli strambotti tradizionali, intonano dei distici strutturandoli secondo la canonica forma dei canti sul tamburo, sia pure con profilature melodiche e andamenti ritmici del tutto differenti. L’aggiunta del canto, in tonalità diversa da quella del flauto, produce un effetto di bitonalità alquanto complesso. In sostanza, alla tonalità del Mi bemolle del flauto, si sovrappone quella di La bemolle in cui poggia l’impianto melodico, i cui andamenti presentano una modalità a volte maggiore, a volte minore. Riguardo alla forma musicale, anche se metricamente il trattamento dei versi è simile a quello dei canti sul tamburo, è rimarchevole la differenza con gli schemi già esaminati. In primo luogo, il canto svolto sul primo verso di ogni distico non segue affatto il ritmo degli strumenti, ma è intonato liberamente ossia "a distesa" secondo la struttura locale dei canti contadini di lavoro. Successivamente, il secondo verso del distico (troncato dopo sette o otto sillabe) segue ritmicamente l’andamento del tamburo e del flauto. Infine, nella ripresa del secondo verso da concludere per intero, il canto riprende l’iniziale andamento "a distesa". Da queste osservazioni si può stabilire che anche le fasi melodico-vocali sono sostanzialmente tre, che consentono un andamento parallelo tra ciascun distico cantato e le tre parti melodico-ritmiche espresse dal flauto e dal tamburo. Infatti, come si potrà constatare dall’ascolto dell’esecuzione, la conclusione di ogni distico coincide con la terza fase musicale, esprimente il vorticoso modulo della "rotella". Successivamente, gli strumenti si riconducono alla prima fase musicale, in cui la cantatrice propone un altro distico, la cui conclusione coinciderà con un’altra "rotella". In conclusione: la compattezza e la fluidità della performance sono garantite da una perfetta interazione tra i tre esecutori che regolano, a vicenda, il farsi musicale dell’insieme, secondo i canoni paradigmatici della tradizione. Infine, seguendo il trattamento convenzionale, il cantore o la cantatrice hanno la possibilità di inserire delle filastrocche (o barzellette), strutturate in ottonari.

    Data: 1975

  • Durata: 20:52
  • Luogo: Giugliano
  • Provincia: Napoli
  • Regione: Campania
  • Esecutore: Giovanni Pirozzi: canto e tamburo a cornice; Lucia D’Alterio: canto; Vittorio D’Alterio: canto e "sisco" (piccolo flauto diritto)
  • Autore: Roberto De Simone