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01 Le cene conviviali e il Miserere

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  • Descrizione:

    Testo: "Appena si entra ufficialmente in Quaresima, in alcuni ambienti della Città si crea un'atmosfera particolare e si dà il via a quei riti tradizionali che sono particolarmente cari ai sessani: alle 'cene' cioè, e al 'misere'.
    Riti segreti, antichi e misteriosi, sono ignoti ai più perché le persone che ne sono i gelosi custodi mal vedono l'intrusione di estranei che potrebbero non comprendere o mal interpretare lo spirito che li anima. Perché in queste usanze c'è tutto il carattere di una gente che, quasi per un sortilegio, è restata quella di mille e mille anni fa; che è uscita indenne da ogni dominazione: romana o barbara, normanna o sveva, angioina o spagnola, austriaca o borbonica, e che costituisce quasi un'isola etnica nella stessa Terra di Lavoro: schiva degli altrui contatti, gelosa della sua vita, fiera custode del suo passato, ma allo stesso tempo scettica e talvolta causticamente irriverente verso se stessa.
    Una usanza tipicamente sessana è dunque quella delle 'cene' che si tengono prima di Pasqua presso alcuni ambienti della Città. Già durante il periodo di Carnevale – che a Sessa non ha avuto mai una particolare rilevanza – si incominciano a organizzare queste riunioni conviviali e la prima sera di Quaresima si ha la 'cena di apertura' che, quasi privilegio feudale, generalmente spetta per anni alla stessa famiglia.
    Ad essi prendono parte pochissimi commensali, i quali, più che consumare abbondanti pasti, non fanno altro che raccontare aneddoti ed episodi recenti e passati della vita cittadina, delibare qualche bicchiere vino accuratamente scelto nelle 'cantine' di qualche amico che ancora ha la fortuna di un colono che 'sa fare' il buon vino, e cantare il 'misere'. Anzi è questo il vero scopo di questi conviti di cui gli stessi sessani che vi prendono parte da anni non sanno precisare l'origine, benchè affermino che di essi si ha memoria sin dai tempi più remoti. Qualcuno però ha fatto un accenno alle 'agapi', cioè a quelle 'cene fraterne' ('agape' è parola greca che significa 'amore') che i primi Cristiani usavano consumare in ricordo dell'ultima cena di Gesù con gli Apostoli. Il richiamo è senza dubbio affascinante e, almeno sotto certi profili, non del tutto illogico. Infatti è noto che le 'agapi' si tenevano in luoghi nascosti ed in tutta segretezza (e per tal motivo i pagani poterono propagare le più disgustose dicerie e trovarono facile credito quando accusavano i seguaci di Cristo di prendere parte a banchetti sacrileghi e a riti immondi) e quelli che partecipavano usavano parlare della vita della comunità, versare un obolo per i piu indigenti (in cio si è vista l’origine delle confraternite), consumare un pasto frugale e cantare inni al Signore, come in seguito alle indagini da lui condotte quando era governatore in Bitinia, testimoniò Plinio il Giovane in una lettera inviata all'Imperatore Traiano e che è giustamente famosa tra gli studiosi del Cristianesimo. E, se è assurdo accumunare lo spirito delle cene dei cittadini sessani con quelle cristiane – purtuttavia si può anvanzare l'ipotesi che forse nello animo dei primi istitutori di tale usanza c'era l'intenzione di voler ricreare, almeno sotto gli aspetti esteriori – la segretezza, il nucleo ristretto dei commensali, i cibi parchi, il canto del 'misere' – la atmosfera e gli usi del tempo di Cristo. 
    Ma la caratteristica forse più suggestiva e originale che distingue il tempo della Pasqua a Sessa Aurunca e che, in un certo senso, sottolinea e accompagna tutti i riti – religiosi e non – che in tale periodo si svolgono, è il canto del 'misere', che è una composizione musicale polifonica eseguita a tre voci sui versi del 'Salmo 50' che Davide compose quando il Profeta Nathan gli annunciò lo sdegno di Dio e gli predisse che il figlio che gli era nato dall'adulterio con Betsabea sarebbe morto. Essi dicono: 'Miserere mei, Deus, secundum maguam misericordiam tuam!: Abbi pietà di me, O Signore, secondo la tua infinita clemenza'. Ma per i cantori sessani le parole sono solo un pretesto per emettere dei suoni armonici e discordanti, dall'intonazione lenta ed austera come una sacra melodia: le tre voci – che cantano sulle note del 're' (tenore), 'si' (baritono), 'sol' (basso) – cercano di imitare il suono dell'organo e talvolta sembrano cantare quasi senza fiato, senza sfumature, con la gola bruciata e lacerata e richiamano in chi li ascolta suggestioni lontane: di un canto gregoriano, di una nenia arara, di un canto 'jondo' andaluso. Ed il suo fascino misterioso si accende quando – più che nei riti ufficiali –, esso si sente echeggiare all'improvviso nel buio di un portone o nell'angolo nascosto di una strada: perché il vero lato spettacolare del 'misere' è questo. Infatti, data la difficoltà della tecnica – che è ardua e più complessa di quella che si chiede ad un normale cantante – anche le poche persone che riescono ad eseguirlo dopo anni di prove, debbono esercitarsi continuamente e appena le tre persone che formano il trio si incontrano, immediatamente si appartano in un luogo nascosto, si stringono l'una all'altra, affiancano le teste per meglio cogliere gli accordi e fondere i suoni e, con i volti atteggiati in espressioni attente ed ispirate come quelli di antichi cantori, danno l'avvio al canto che si leva ora possente e drammatico come un'antica laude, ora profondo e arcano come un canto primitivo". [da M. Volante, Riti e tradizioni pasquali a Sessa Aurunca, in "Rassegna aurunca: rivista di cultura, politica, economia e attualità", periodico bimestrale, n. 1, set.-ott. 1963, tip. Iannicelli, Caserta, 1963, pp. 45-47].

    Lettura di estratti dall'articolo di Mauro Volante, Riti e tradizioni pasquali a Sessa Aurunca, pubblicato nel 1963 in "Rassegna aurunca: rivista di cultura, politica, economia e attualità", periodico bimestrale. La parte del testo citata riguarda il rito sessano delle cene conviviali, un'usanza tradizionale particolarmente cara ai sessani, che vede alcuni membri delle confraternite cittadine riunirsi per prepararsi comunitariamente alla Pasqua. I cibi consumati sono quelli tipici del territorio, come il baccalà, le pizze al pomodoro e con scarola, e altri, il tutto accompagnato dal locale vino Falerno. Terminata la cena, è tradizione cantare il miserere (tracce 02, 03, 04), nel cuore della città vecchia fino a tarda notte. Il primo di tali conviti si tiene il mercoledì delle Ceneri, per poi continuare per tutti i venerdì di marzo.

    Data: 1982

  • Durata: 06:02
  • Luogo: Sessa Aurunca
  • Provincia: Caserta
  • Regione: Campania
  • Esecutore: Anonimo: voce maschile
  • Autore: Parroco di Sessa Aurunca (anonimo)