Documento sonoro registrato nel 1976 da Annabella Rossi a Eboli, durante l’esecuzione di una farsa carnevalesca recitata e cantata, il Don Annibale, che per componenti e caratteristiche rimanda a tutti quei ridicolosi contrastimatrimoniali, collegati ai riti primaverili, di cui il più noto e diffuso in Campania è sicuramente la Canzone di Zeza.
I personaggi del Don Annibale, le cui origini secondo alcuni risalirebbero al '700, sono Giulietta (la ragazza), Don Annibale (pretendente di Giulietta), il Dottore (che suggerisce la cura per Giulietta), Zì Aniello (padre di Giulietta), Carolina (serva del Dottore) e Pulcinella (invaghito di Carolina). Tutti interpretati da uomini, come nella Zeza. La trama è la seguente: Giulietta è affetta da una strana smania o gulio (voglia), che non la fa dormire e mangiare, per cui chiede al Dottore quale possa essere la cura, il Dottore manda a chiamare il padre di Giulietta, Zì Aniello, e gli dice di aver capito da cosa proviene la malattia della figlia e che per sanarla ci vuole assolutamente un marito: bisogna quindi chiamare Don Annibale, innamorato di Giulietta, e farli sposare; interviene allora Pulcinella che rivolgendosi al Dottore confida di essere anche lui affetto da una strana malattia: è innamorato di Carolina, ovvero la serva del Dottore; quest'ultimo in un primo momento cerca di ostacolare l’unione consigliando alla propria serva di lasciar perdere Pulcinella che è uno ’nchiappamosche (acchiappamosche, un nullafacente), ma poi non può che arrendersi di fronte all’esplicita volontà di Carolina che confessa di sentirsi sola la sera mentre con Pulcinella starebbe più sicura. La rappresentazione si conclude con l’appello corale al pubblico da parte di tutti personaggi a partecipare ai due matrimoni da celebrare (Don Annibale con Giulietta e Pulcinella con Carolina) seguito da un ballo conclusivo di tutti i protagonisti. Nell’edizione del 1976 accompagnavano la messa in scena una fisarmonica, un ottavino (sostituito in rappresentazioni recenti dal sassofono), tamburo a bacchette, grancassa, putipù (tamburo a frizione).
La farsa del Don Annibale a Eboli, dopo diversi anni di interruzione, è stata recentemente (dal 2000 in poi) riproposta grazie all’impegno di Anna Scaramella, che ha raccolto il testimone della tradizione ebolitana ereditato da Giovanni Gallotta che nella farsa del Don Annibale del 1976, come documentato da un ritratto di Marialba Russo scelto come immagine icona della raccolta, vestiva i panni di Pulcinella.
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