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Archivio Sonoro

Archivio Sonoro della Campania

10 Mistero napolitano, prove di scena

  • Genere: Filmato
  • Filmato:

  • Descrizione:

    "Il testo teatrale parte da una netta contrapposizione tra mondo popolare e mondo controriformistico gesuitico. La stessa scenografia, colloca a destra guardando, un emblematico confessionile-pulpito contrapposto, dall’altro lato, ad una enorme bocca infernale. Nella zona centrale è un teatrino, luogo conteso dello scontro, o luogo rappresentante la stessa città di Napoli. In tale contrasto, protagonista vero è sempre la città di Napoli, in perenne atteggiamento teatrale con sé stessa e con gli altri. Ed ecco allora le sue forme del teatro rituale più violente, tese ad esorcizzare la propria comunità all’interno di sé stessa. A ciò, altri atteggiamenti rivolti ad un pubblico esterno, nell’intento di continuare a vivere recitando la propria fame, la propria miseria con la maschera del più comico istrionismo, nell’antica certezza che è solo tale finzione scenica a poter essere accettata da un pubblico esterno. E ciò per quel che riguarda le varie scene recitate e cantate dai comici Razzullo e Sarchiapone. Infine tale gioco si spinge fino a recitare il proprio folklore, la propria anima, con atteggiamenti marionettistici, strumentalizzati e meccanizzati come per un allucinante presepe meccanico. In tutto ciò, gli scontri violenti col mondo gesuitico dove si tenta di annientare il tessuto rappresentativo popolare o di strumentalizzarne le cariche espressive a proprio uso e consumo. Personaggio chiave e rappresentativo del Mistero napolitano è Ciulla della Pignasecca, pubblica meretrice ed attrice, che si presenta in abiti da Madonna, dovendo ricoprire tale ruolo nella sacra rappresentazione popolare. A lei si contrappone Francesco De Geronimo, fermamente convinto del suo ruolo e della sua opera missionaria tesa a convertire Ciulla e il suo mondo di guitti e commedianti. Ma se Francesco rimane il convinto e puro esaltato mistico religioso, alle sue spalle agisce la vera mente del potere gesuitico: Padre Teofrasto. È infatti costui a manovrare lo stesso Francesco, appoggiandolo in alcuni momenti, ma ritirandosi quando i suoi eccessi trovano violenta resistenza popolare. In tal senso, tutto lo spettacolo è una serie di scontri tra il mondo dei commedianti (il popolo napoletano), i quali tentano di recitare una sacra rappresentazione, e il mondo gesuitico controriformistico. Allo scontro, l’unica a partecipare vivamente, è Ciulla della Pignasecca in abiti da Madonna. Gli altri commedianti, quando la situazione diventa tesa e drammatica, si immobilizzano quasi in oleografici atteggiamenti o quasi a rifiutare il dramma vero al di fuori della finzione della loro recita. Emblema di tale atteggiamento di rifiuto della realtà, diventa il comico Razzullo che in tutta la rappresentazione non dialoga con altri se non con l’altra maschera: il Sarchiapone, che del resto recita la propria follia funambolica ed assurda. Il dramma va sempre più meccanizzandosi verso la fine, quando Padre Teofrasto annunzia la morte di Ciulla e fa uscire di scena i due comici. Il finale vede infine Ciulla in abiti infernali, contrapposta a Padre Francesco diventato santo. Il contrasto si rivela insanabile tra i due ed allora Ciulla svela l’ultima scena dove si vede una drammatica Natività sullo sfondo di Napoli, con i commedianti che cantano tra le fiamme: quasi anime purganti o dannati. Fugge Francesco inorridito alla visione, ma poi ritorna in scena con i paramenti più sfarzosi del suo mondo, prende il Bambino dalla mangiatoia e lo porta nel confessionile trasformato in dorata grotta di Betlemme. Qui egli siede, mostra il Bambino e fa inginocchiare tutti i personaggi. Ciulla e l’attrice che interpreta la Madonna nell’ultima scena restano sole nel teatrino vuoto e qui ridono violentemente" (di R. De Simone, dal libretto di sala).

    Data: 1978

  • Durata: 49:19
  • Luogo: Teatro Metastasio di Prato
  • Provincia: Prato
  • Regione: Toscana
  • Esecutore: Compagnia Il Cerchio: Concetta Barra (madre di Ciulla, Sibilla Cumana, la Madonna), Giuseppe Barra (Re Davide, Razzullo), Jose Cacace (Asino dorato, Lazzaro, Saltimbanco, Violinista), Antonella D'Agostino (Sibilla Frigia, la Madonna della Barca, la "Pentita"), Umberto D'Ambrosio (Profeta Ezechiele, Sarchiapone), Isa Danieli (Ciulla della Pignasecca, nel ruolo di Maria Vergine, Gabriele Arcangelo, Diavolo, Anima dannata), Renato Devi (marito di Ciulla, nel ruolo di Profeta Zaccaria, Diavolo Belfagor, San Giuseppe, Giuseppe De Vittorio (Ciaravolo cantante, il Pescatore), Mariella Mazza (Sibilla Delfica, pastorello Benino), Mario Scarpetta (Profeta Isaia, il Cacciatore, San Giuseppe), Pasquale Zito (Ciaravolo Giullare), Antonio Pierfederici (Padre Teofrasto), Mauro Carosi (Padre Francesco De Geronimo), Gian Franco Mari (Padre Polanco); maestro concertatore e direttore d’orchestra Giovanni Desidery, scenografia: Mauro Carosi, realizzazione pittorica: Raffaele De Maio, costumi: Odette Nicoletti, luci: Adriano Mestrelli
  • Autore: regia di Roberto De Simone