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Archivio Sonoro

Archivio Sonoro della Campania

09 Mistero napolitano, parte seconda

  • Genere: Filmato
  • Filmato:

  • Descrizione:

    "A siparietto un emblematico canto delle tre sibille. All’alzarsi del sipario si vede Padre Teofrasto che parla verso il confessionile chiuso da una tenda. Egli espone a Padre Francesco il suo disegno di sostituire le rappresentazioni popolari con un teatro gestito dal loro Ordine, allo scopo di convertire l’eretico popolo napoletano. Indi fa scorrere la tendina scoprendo Padre Francesco che, in linea col programma di Teofrasto, ha indossato i panni di San Giuseppe allo scopo di attuare una sacra rappresentazione fatta da gesuiti. Prima di iniziare il loro spettacolo, i due gesuiti ribadiscono la proibizione alle donne di calcare mai più le scene: proibizione avallata dallo stesso Papa. Ha inizio la rappresentazione gesuitica dove si recita lo sgomento di San Giuseppe per aver smarrito la sua sposa Maria. Ed ecco allora un angelo a consolarlo e a riportargli Maria interpretata da Padre Polanco. Dopo un terzetto cantato, i tre attori gesuiti vanno via ed entra Ciulla infuriatissima, seguita dalla madre. Colpita nel suo lavoro di attrice e temendo di ritornare a fare la prostituta, Ciulla si reca sul pulpito e, quasi per risposta alla scena precedente canta una violenta canzone. Entra in scena il marito di Ciulla in abito da San Giuseppe che tenta di calmare la moglie. Ma ecco entrare Padre Francesco che ribadisce la proibizione alle donne di recitare, il che innervosisce maggiormente la donna. A riportare una calma apparente è Padre Teofrasto che manda via Padre Francesco e poi propone al marito di Ciulla una ricompensa di trenta ducati a patto che ritiri la moglie dalle scene. Il marito accetta ed alla reazione della donna, la schiaffeggia pubblicamente. Ciulla va via e Padre Teofrasto permette che si riprenda la sacra rappresentazione a patto che le donne scompaiano dalle scene. A siparietto una comica scena tra il cacciatore e Razzullo. La scena si conclude con un terzetto cantato al quale partecipa anche Padre Polanco in veste di pescatore. Nella scena seguente si veda Padre Teofrasto che fa trasformare teatralmente il confessionile-pulpito in una barocca taverna, allo scopo di far recitare la scena seguente. Entrano infatti Razzullo e Sarchiapone che recitano con un burattinesco diavolo una tradizionale scena grottesca presso la taverna. Alla fine di tale scena si odono le donne intonare il Magnificat. Entra Padre Francesco irato per la provocazione popolare di presentare ancora le donne in pubblico. Padre Teofrasto gli sconsiglia di intervenire ma egli si mostra deciso. Ha inizio una processione popolare con una statua della Madonna Immacolata, ma il tutto è interrotto da Padre Francesco che, per impressionare il popolo, cantando una drammatica aria, colloca sette spade al cuore della santa immagine. Egli così vuol denunciare i peccati del popolo che trafiggono il cuore di Maria. Allora interviene Ciulla che ancora una volta lo manda via violentemente e di poi balla con la statua della Vergine portata a spalla dai commedianti. In scena sono tutti i personaggi che cantano un Libera me Domine contrappuntato da una danza-canto popolare mentre un commediante balla e mima una fantastica resurrezione di Lazzaro. L’apparizione di Padre Teofrasto pone fine al canto ed alla danza. Egli ribadisce ancora al pubblico e ai commedianti la censura ai comici e la proibizione alle donne di recitare. Ciulla che è presente, dopo un ulteriore rimbeccata, va via dicendo di tornare a fare il suo vecchio mestiere di donna pubblica. Riprende la rappresentazione dei due comici affamati, i quali recitano una scena nella quale si cibano di polpette trovate in un paniere. La scena cade nel grottesco quando i due si credono avvelenati e mimano la loro morte lamentandosi a vicenda. Entrano il cacciatore, il pescatore e Benino che rassicurano i due comici sulla finzione dell’avvelenamento e si preparano a cantare una canzone. Il canto e la rappresentazione ormai strumentalizzati da tutti i lati si svolgono come in un gioco sempre più marionettistico. Improvvisamente si sentono dei colpi di arma. I commedianti si sbandano ed allora entra Padre Teofrasto che racconta di un militare spagnolo, il quale in preda ad ubriachezza, ha fatto partire dei colpi ed ha colpito Ciulla. Entra Padre Polanco che conferma la morte di Ciulla e dice a Teofrasto che la madre vorrebbe che egli ne benedisse la salma. Ligio alla regola che vieta la benedizione ai commedianti, Teofrasto rifiuta ed immediatamente fa uscire di scena i due comici. Sollecita gli altri a riprendere la rappresentazione con la speranza che solo la clemenza divina risparmi l’anima di Ciulla alle fiamme dell’inferno. Entra Ciulla in abiti da anima dannata come demonio. Si scontra con Padre Francesco che ormai è diventato santo. Ciulla ribadisce le proprie posizioni nel rifiutare una condizione di "pentita" e dimostra insanabile il contrasto fra lei e Padre Francesco. Infatti gli dice che se ella andasse in paradiso si sentirebbe sempre all’inferno, dovendo accettare una condizione di "salita di grado". Ugualmente se Francesco scendesse al suo inferno, egli si sentirebbe sempre come uno che viene dal Paradiso con lo scopo di salvarla dall’alto. I due personaggi allora si irrigidiscono nei loro ruoli teatrali ed alla fine Ciulla svela a Francesco l’ultima scena dove si vede una Natività su uno sfondo di Napoli col Vesuvio in eruzione. Tutti i commedianti sono avvolti da fiamme, quasi come anime purganti o dannati. Fugge Francesco alla visione ma poi, mentre i commedianti intonano una pastorale natalizia, ritorna nelle vesti più splendenti della sua condizione ecclesiastica. Egli si avvicina alla mangiatoia, prende il Bambino e se lo porta nel confessionile mostrandolo al popolo. Tutti i commedianti vanno ad inginocchiarsi presso di lui. Nella scena del teatrino restata vuota, l’attrice che interpreta il ruolo della Madonna, fa un cenno a Ciulla che le si avvicina. Le due donne seggono nella scena e mangiando un’arancia ridono violentemente" (di R. De Simone, dal libretto di sala).

    Data: 1978

  • Durata: 01:08.03
  • Luogo: Teatro Metastasio di Prato
  • Provincia: Prato
  • Regione: Toscana
  • Esecutore: Compagnia Il Cerchio: Concetta Barra (madre di Ciulla, Sibilla Cumana, la Madonna), Giuseppe Barra (Re Davide, Razzullo), Jose Cacace (Asino dorato, Lazzaro, Saltimbanco, Violinista), Antonella D'Agostino (Sibilla Frigia, la Madonna della Barca, la "Pentita"), Umberto D'Ambrosio (Profeta Ezechiele, Sarchiapone), Isa Danieli (Ciulla della Pignasecca, nel ruolo di Maria Vergine, Gabriele Arcangelo, Diavolo, Anima dannata), Renato Devi (marito di Ciulla, nel ruolo di Profeta Zaccaria, Diavolo Belfagor, San Giuseppe, Giuseppe De Vittorio (Ciaravolo cantante, il Pescatore), Mariella Mazza (Sibilla Delfica, pastorello Benino), Mario Scarpetta (Profeta Isaia, il Cacciatore, San Giuseppe), Pasquale Zito (Ciaravolo Giullare), Antonio Pierfederici (Padre Teofrasto), Mauro Carosi (Padre Francesco De Geronimo), Gian Franco Mari (Padre Polanco); maestro concertatore e direttore d’orchestra Giovanni Desidery, scenografia: Mauro Carosi, realizzazione pittorica: Raffaele De Maio, costumi: Odette Nicoletti, luci: Adriano Mestrelli
  • Autore: regia di Roberto De Simone