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Archivio Sonoro

Archivio Sonoro della Campania

17 Che se mangiaie la zita

  • Genere: Audio
  • Audio:

  • Descrizione:

    Testo: Che se mangiaie la zita li ddoie sera (li ddoie sera)
    ddoie tortorine e ‘a patana c’ ‘o picciuncino
    Che se mangiaie la zita li tre sera (li tre sera) 
    tre granate ben spaccate doie... 
    Che se mangiaie la zita li quatto sera (li quatto sera) 
    quatto culombe e 'a limunata tre...
    Che se mangiaie la zita li cinche sera (li cinche sera) 

    cinche pisce ben pellate quatto... 
    Che se mangiaie la zita li sei sera (li sei sera)
    sei vacile de maccarune erano quanto a dì la luna, nun venì maie a nisciuno cinche... 

    Che se mangiaie la zita li sette sera)
    sette galle cantature sei… 
    Che se mangiaie la zita li otto sera (li otto sera) 
    otto cavalle cu tutte li spalle sette… 

    Che se mangiaie la zita li nove sera (li nove sera) 
    nove muonaci cappuccini cu la barba e cu li pili uh! e tante ca ne tenive! cu la favuce li putivi otto... 
    Che se mangiaie la zita li dieci sera (li dieci sera) 
    dieci puorce scannature lu marito sano sano nove... 
    Che se mangiaie la zita li unnece sera  (li unnece sera)
    unnece cuoppe de’ cunfiette dieci...

    Canto iterativo, di tipo cumulativo ed enumerativo, conosciuto come La cena della sposa (cfr. G. B. Bronzini), di spirito carnevalesco (il tono comico-satirico è dato dal progressivo aumento dei pasti consumati dalla zita nei giorni immediatamente successivi al matrimonio) e a sfondo propiziatorio (aspettative femminili di abbondanza dopo le nozze, anche da un punto di vista sessuale). La presente esecuzione è priva della parte iniziale (comincia da: li sette sera) ma è possibile ricostruire interamente il testo che ripete ad ogni strofa la sequenza completa (anche se non è molto chiaro cosa la zita mangi la prima sera: probabilmente 'a patana c’ ‘o piccioncino che conclude ogni parte cantata, con una chiara allusione sessuale; peraltro il piccioncino o mezzo piccioncin ritorna in diverse lezioni del brano). Il canto è diffuso in varie regioni italiane (se ne conoscono varianti emiliane, toscane, lucane, pugliesi ecc.) ed è menzionato in diversi codici cinquecenteschi, la prima versione nota è quella messa in musica dal compositore fiammingo Jacon Obrect verso il 1480 ca. Col titolo La Zita e partendo da una variante raccolta ad Ischia, la Nuova Compagnia di Canto Popolare ne registrò una versione nel primo disco omonimo pubblicato nel 1971. Una versione pugliese fu invece portata al successo dal cantante Tony Santagata che la incise una prima volta nel 1967 (etichetta Village Music) e poi nel 1975 (Carosello).

  • Durata: 02:34
  • Data: Sabato, 07 Febbraio 1976
  • Luogo: Eboli
  • Provincia: Salerno
  • Regione: Campania
  • Esecutore: Cosimo Matta: voce, Angelo Di Donato: organetto
  • Autore: Teatrogruppo di Salerno