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22 La "funzione" dei fujenti (Il rito dei devoti della Madonna dell'Arco)

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  • Descrizione:

    Il culto alla Madonna dell’Arco costituisce il più vistoso fenomeno extraliturgico della Campania. A Napoli e in provincia si contano più di quattrocentosessanta associazioni di Madonna dell’Arco, rette da strutture gerarchiche composte da un presidente, un vice presidente, un segretario, un vice segretario, ai quali è affidato il compito, durante tutto l’anno, di raccogliere offerte per sostenere le spese di gestione, i costi delle divise, delle bande musicali, degli addobbi di festa, dei fuochi d’artificio, nonché una certa somma di danaro per il Santuario. A partire dalla domenica successiva all’Epifania, i comitati organizzativi promuovono delle questue pubbliche, effettuate da alcuni devoti delle singole associazioni, i quali, nell’uniforme di fujenti – un abito bianco con fasce rosse o rosse e azzurre – recano in processione le bandiere devozionali e un’icona della Madonna, preceduti o seguiti dalla banda musicale. Nella domenica della Palme, nel Sabato Santo, nel mattino di Pasqua e del lunedì in albis si svolgono le "funzioni", cui partecipano tutti gli appartenenti all’associazione ed altre centinaia di pellegrini aggregati che, disposti su due file, sfilano nelle strade. Alcuni associati recano a spalla una costruzione votiva detta "tosello", i labari (detti "bandiere") e gli stendardi del proprio gruppo. Di tanto in tanto essi fan sosta presso le edicole dedicate alla Madonna o davanti ai monumenti ai Caduti, dove eseguono l’elaborato rituale della "funzione" che è regolato dai ritmi della banda. Di solito, il rito ha inizio con brani di moderato andamento, dei quali il più ricorrente è Noi vogliam Dio, contrassegnato da notevoli ambivalenze ritmiche, oscillanti tra la tarantella, la marcia e il bolero. In questa prima fase, a gruppi separati, prima giovinette, donne e bambini, i devoti avanzano lentamente verso l’edicola con un ipnotico modulo cinetico di dondolio continuo, ottenuto bilanciando alternativamente il peso del corpo sull’una e sull’altra gamba. Giunti davanti all’immagine, essi salutano militarescamente portando la mano destra alla fronte, e poi retrocedono per disporsi su due file laterali. Successivamente, avanzano i fujenti o battenti, alcuni dei quali reggono i labari, la cui asta metallica di sostegno è ancorata a una sacca di cuoio che preme sul pube ed è sostenuta da una cintura legata in vita. Essi compiono evoluzioni ginniche che richiedono grande fatica e doti fisiche da esibire con virtuosismo atletico. Quindi, viene avanti il "tosello", retto a spalla dai fujenti, i quali gli imprimono il caratteristico modulo di oscillazione orizzontale; successivamente, essi avanzano e retrocedono tre volte, poi piombano in ginocchio, si rialzano, fanno sussultare l’immagine sacra imprimendole un moto di frenetica danza, muovono la costruzione votiva in senso rotatorio, tra gli applausi dei presenti. Infine, tutti retrocedono assumendo la posizione iniziale. A tal punto, a un suono di fischietto del "capo paranza" o capogruppo, la banda musicale si arresta, ma immediatamente dopo squilla la tromba per il segnale di "attenti", cui segue La leggenda del Piave, che contrassegna la fase parossistica del rito, in cui si dispiegano l’energia emotiva, l’urgenza drammatica e i vistosi moduli coreutici dei partecipanti. Alcuni di loro, talvolta, corrono per cadere di schianto bocconi al suolo; altri, piegati faticosamente sulle ginocchia, fanno oscillare i labari o "bandiere", esibendo una sopportazione fisica e un tasso di dolore, che esprimono l’aspetto penitenziale del rituale. Infine, sempre di corsa, avanzano i trasportatori del "tosello", che di impeto scendono in ginocchio sotto l’ingente peso della costruzione votiva, poi si rialzano, e, al culmine del rito, la innalzano sulle braccia tese, tra l’esplosione di fragorosi petardi e l’entusiasmo del pubblico presente. La manifestazione ha termine; il corteo si ricompone, e, condotto dalla banda, si reca presso un’altra edicola, per ripetere il rito. Da rimarcare che una sola "paranza" può effettuare in una sola giornata otto o nove "funzioni" presso edicole diverse, i cui gestori sollecitano la prestazione rituale, contraccambiandola, talvolta, con un’adeguata offerta in denaro.

    Data: 1998

  • Durata: 09:19
  • Luogo: Napoli
  • Provincia: Napoli
  • Regione: Campania
  • Autore: Roberto De Simone