G. Di Buduo, Salandra 1974
Le registrazioni indagano sulla storia e la figura di un mago locale che afferma di guarire grazie a poteri magici e alla conoscenza di erbe e piante medicinali. L’informatore narra la sua vicenda personale, la scoperta della magia, i riferimenti bibliografici e l’iniziazione ricevuta da un monaco, spiegando più volte che non si sceglie di curare ma si è destinati a farlo per via di un "dono di natura" determinato da lune e combinazioni astrali. Gli autori mirano, attraverso l’intervista, all’analisi delle funzioni e delle modalità d’uso della magia, provando a tracciare paragoni e confronti nella relazione tra medicina popolare e medicina ufficiale, indagando il fascino che la magia esercita tra differenti gruppi sociali. L’informatore, mago guaritore, parla degli strumenti e dell’efficacia della "medicina naturale", di peculiarità e sostanziali differenze tra una serie di azioni: fattura, legatura di sangue, legatura di membro, fattura a morte e fattura temporanea, incantesimi per fermare il sangue, possessioni e fascinazioni.
Molti dei contenuti d’indagine sono stati ampiamente trattati dall’antropologia italiana, in particolar modo da Ernesto De Martino nella sua opera più estesa sulla magia e la Lucania, Sud e magia. Tuttavia, i documenti presenti in questa raccolta rivelano altri e differenti aspetti di un pensiero e di un mondo molto ampi, quali quelli connessi alla complessa esperienza storico sociale della "medicina popolare". Ancora presente e agente, costruita su una ragionevolezza storicamente determinata, la magia e la "medicina naturale" (com’è definita dallo stesso informatore), sembrano conservare un proprio ordine e una propria efficacia, senza poter essere in maniera riduzionista relegate alla definizione di credenze popolari, forti di un sapere profondo vissuto nell’esperienza di larghi gruppi di persone.
(170, 93955)

