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Salvatore Matteo

matteo-salvatoreNato ad Apricena nel 1925, Matteo Salvatore è stato il personaggio più atipico e irregolare della musica popolare pugliese, sia per il suo particolare rapporto con la tradizione musicale, sempre filtrato da una fortissima personalità di autore, sia perché entrato precocemente in contatto, a metà degli anni ’50, con l’industria discografica e il mondo dello spettacolo.

Dotato di una voce estremamente duttile e di uno stile chitarristico sobrio ed elegante, di lui non si può parlare né come di un esponente della tradizione né come di un cantautore “colto”. È stato, piuttosto, un singolarissimo poeta e cantastorie di vicende di miseria nera, amore e sopraffazione che affondano le radici nel Gargano della sua infanzia.

Nato in una famiglia poverissima, il piccolo Matteo inizia precocemente a lavorare come bracciante negli sterminati campi di grano del Tavoliere. Impara a suonare la chitarra da un cieco che eseguiva serenate sul repertorio classico napoletano. Dopo una serie di lavori saltuari, si trasferisce a Roma dove per anni vive in baracca con la moglie e i tre figli.

In quel periodo, per guadagnarsi da vivere, Matteo canta canzoni napoletane fra i tavoli dei ristoranti dove viene notato da Claudio Villa e dal regista Giuseppe De Santis che gli commissiona delle ballate per il film Uomini e lupi. Inizia anche a incidere per varie etichette, avviando così i suoi travagliati rapporti con il mondo discografico.

Di questo atipico cantastorie si occupano il senatore comunista Franco Antonicelli e Italo Calvino che lo definisce l'unica fonte di cultura popolare, in Italia e nel mondo, nel suo genere. Approda anche alla radio grazie a Otello Profazio che lo presenta nel suo programma Quando la gente canta. Partecipa a tournée con artisti famosi come Claudio Villa e Domenico Modugno e approda persino al Cantagiro.

Nel 1972 pubblica con la RCA in quattro LP il suo capolavoro: Le quattro stagioni del Gargano. Qualche anno più tardi una nuova tragedia: viene arrestato con l’accusa di avere ucciso Adriana Doriani, sua compagna e collaboratrice. Quattro anni dopo, per l’interessamento di amici e estimatori, fra cui Renzo Arbore, ottiene la revisione del processo e la scarcerazione. Negli ultimi anni è stato riscoperto dalle generazioni più giovani soprattutto grazie alle collaborazioni con Vinicio Capossela e Teresa De Sio.