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I protagonisti

Alcune tra le figure più significative della musica popolare pugliese.


Entrati in alcuni casi nel circuito dello spettacolo grazie al folk revival degli anni ’70 e all’esplosione della cosiddetta World Music degli anni ’90, gli esecutori più rappresentativi godevano di un riconoscimento particolare presso le comunità di appartenenza. Accanto a voci e volti diventati emblematici perché fissati su nastro e pellicola nel corso delle ricerche, vogliamo ricordare altri esecutori che, documentati nell'Archivio, continuano a tenere vivo il lascito delle generazioni precedenti.

Andrea Sacco

 

andrea-saccoNato nel 1911 a Carpino (Foggia) Andrea Sacco è stato il massimo interprete della tradizione musicale del Gargano come cantore e suonatore di chitarra battente e come depositario di un vastissimo repertorio di “sonetti”. Ha incominciato da adolescente a eseguire le serenate che costituiscono una parte rilevante del patrimonio musicale garganico. A questo periodo risale anche la costituzione di un primissimo gruppo di cantori di Carpino.

A partire dagli anni ’50 le sue doti di cantore e suonatore hanno attratto l’attenzione di personaggi come Alan Lomax, Roberto Leydi e Diego Carpitella (le cui ricerche si conclusero con la pubblicazione di un suo brano nel disco Folklore Musicale Italiano, vol.3 e con lo spettacolo Sentite buona gente presentato al Lirico di Milano nel 1967), Roberto De Simone, Eugenio Bennato, Carlo d’Angiò, Ettore De Carolis. Uno dei suoi “sonetti” più famosi, Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë, fu lanciato nel 1972 con il titolo improprio di Tarantella del Gargano dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare e da allora ha conosciuto innumerevoli versioni.

Nel corso degli anni, Andrea Sacco ha guidato altre due formazioni di cantori di Carpino esibendosi sia in Italia che all’estero. Nel 2000, insieme ad Antonio Maccarone e Antonio Piccininno, ha preso parte al documentario Chi ruba donne dedicato dal regista Maurizio Sciarra alla musica tradizionale del Gargano. È scomparso nel 2006 all’età di novantacinque anni.

Antonio Picininno

 

antonio-picininnoDopo la morte di Andrea Sacco, Antonio Piccininno, nato nel 1916, è il più anziano dei cantori di Carpino e il principale depositario di una tradizione che continua a diffondere tra i più giovani attraverso il gruppo dei Nuovi cantori di Carpino.

Di carattere schivo e riservato, forse retaggio dell’infanzia trascorsa in solitudine a fare il pastorello, ha avuto un’esistenza meno turbolenta di Andrea Sacco e di Antonio Maccarone, l’altro grande vecchio della musica di Carpino, cosa che si riflette nel suo modo di porgere dai toni sempre garbati e misurati.

Oltre che a Chi ruba donne, nel 2005 ha partecipato insieme ai suoi cantori di Carpino, a Matteo Salvatore, Uccio Aloisi e Pino Zimba a Craj un film sulla musica popolare pugliese diretto da Davide Marengo e tratto da uno spettacolo ideato da Teresa De Sio e Giovanni Lindo Ferretti.

Matteo Salvatore

 

matteo-salvatoreNato ad Apricena nel 1925, Matteo Salvatore è stato il personaggio più atipico e irregolare della musica popolare pugliese, sia per il suo particolare rapporto con la tradizione musicale, sempre filtrato da una fortissima personalità di autore, sia perché entrato precocemente in contatto, a metà degli anni ’50, con l’industria discografica e il mondo dello spettacolo.

Dotato di una voce estremamente duttile e di uno stile chitarristico sobrio ed elegante, di lui non si può parlare né come di un esponente della tradizione né come di un cantautore “colto”. È stato, piuttosto, un singolarissimo poeta e cantastorie di vicende di miseria nera, amore e sopraffazione che affondano le radici nel Gargano della sua infanzia.

Nato in una famiglia poverissima, il piccolo Matteo inizia precocemente a lavorare come bracciante negli sterminati campi di grano del Tavoliere. Impara a suonare la chitarra da un cieco che eseguiva serenate sul repertorio classico napoletano. Dopo una serie di lavori saltuari, si trasferisce a Roma dove per anni vive in baracca con la moglie e i tre figli.

In quel periodo, per guadagnarsi da vivere, Matteo canta canzoni napoletane fra i tavoli dei ristoranti dove viene notato da Claudio Villa e dal regista Giuseppe De Santis che gli commissiona delle ballate per il film Uomini e lupi. Inizia anche a incidere per varie etichette, avviando così i suoi travagliati rapporti con il mondo discografico.

Di questo atipico cantastorie si occupano il senatore comunista Franco Antonicelli e Italo Calvino che lo definisce l'unica fonte di cultura popolare, in Italia e nel mondo, nel suo genere. Approda anche alla radio grazie a Otello Profazio che lo presenta nel suo programma Quando la gente canta. Partecipa a tournée con artisti famosi come Claudio Villa e Domenico Modugno e approda persino al Cantagiro.

Nel 1972 pubblica con la RCA in quattro LP il suo capolavoro: Le quattro stagioni del Gargano. Qualche anno più tardi una nuova tragedia: viene arrestato con l’accusa di avere ucciso Adriana Doriani, sua compagna e collaboratrice. Quattro anni dopo, per l’interessamento di amici e estimatori, fra cui Renzo Arbore, ottiene la revisione del processo e la scarcerazione. Negli ultimi anni è stato riscoperto dalle generazioni più giovani soprattutto grazie alle collaborazioni con Vinicio Capossela e Teresa De Sio.

Luigi Stifani

 

luigi-stifaniUltimo esponente della tradizione dei musicisti terapeuti del tarantismo, Luigi Stifani diventò un punto di riferimento obbligato per musicisti e studiosi, e cultori del fenomeno, a partire dalla fatidica estate del 1959 e dalle ricerche di Ernesto de Martino e Diego Carpitella.

Nato a Nardò nel 1914, ha affiancato fin da giovanissimo all’attività ufficiale di barbiere quella di violinista-terapeuta, capeggiando negli anni, con grande perizia e sensibilità, diverse formazioni impegnate nella cura del tarantismo. Oltre al violino, mesciu Gigi padroneggiava la chitarra e il mandolino e ha elaborato una personale forma di notazione basata sull’uso dei numeri.

A parte i numerosi studi che lo riguardano, la sua attività è documentata di prima mano nel diario che ha tenuto per molti anni e che è stato pubblicato nel 2000 all’interno del volume Io al Santo ci credo.

La sua attività musico-terapeutica è al centro del documentario La Taranta, realizzato nel 1961 da Gianfranco Mingozzi con la consulenza di Ernesto de Martino. Stifani è comparso anche in altri documentari dedicati al tarantismo e alla musica tradizionale salentina, fra cui San Paolo e la taranta di Edoardo Winspeare. Per una singolare coincidenza, la sua morte è avvenuta il 28 giugno 2000, proprio alla vigilia della festa di San Paolo, il protettore delle tarantate.

Salvatora Marzo

 

toramarzoLeggendaria cantatrice e suonatrice di tamburello di Nardò, conosciuta come za’ Tora. “Vero albero di canto del Salento” come l’ha definita l’etnomusicologo Maurizio Agamennone, riprendendo una suggestiva espressione di Bela Bartok.

Za’ Tora ha collaborato assiduamente con Luigi Stifani nella terapia delle tarantate e a questa circostanza si deve il suo incontro con Ernesto de Martino e Diego Carpitella che ne ha ampiamente documentato sia l’energico stile percussivo, estremamente funzionale alla terapia, sia la padronanza di vari repertori, dalle pizziche tarantate, alle canzoni narrative, alle lamentazioni funebri.

Insieme alle altre esecutrici registrate da Carpitella alla fine degli anni ’50 (Addolorata Assalve, Grazia Zoccu, Laura e Leonide Pediò) testimonia di una lunga tradizione femminile nel suono del tamburello in Salento.

Uccio Bandello

 

bandelloNato a Cutrofiano nel Basso Salento, nel 1917, Antonio (Uccio) Bandello ha sempre lavorato nei campi ed è in questo ambito che si è sviluppata la sua attività di cantore dalla vocalità possente e duttile al tempo stesso. Fa parte ormai della leggenda il fatto che comprò il campo vicino a quello dell’amico e rivale Uccio Aloisi per poterlo sfidare nel canto.

A metà degli anni ’70, i due amici diedero vita al gruppo degli “Ucci" in cui Bandello sosteneva la prima voce, Aloisi la seconda e Leonardo Vergaro il basso. Il gruppo, con cui talvolta ha collaborato anche Luigi Stifani, si è imposto per la qualità e la genuinità della musica tenendo concerti sia in Italia che all’estero, per oltre un ventennio, con un repertorio di canti di lavoro, ninne-nanne, stornelli, canti religiosi, canti d’amore e pizziche. Scomparso nel 1998, Uccio Bandello ha preso parte al film Pizzicata di Edoardo Winspeare.

Uccio Aloisi

 

uccio-aloisiUccio Aloisi è nato nel 1928 a Cutrofiano, ultimo figlio di una famiglia di contadini poverissimi. Sua madre, per arrotondare le magre entrate svolgeva l’attività di lamentatrice ai funerali. I fondamenti della musica tradizionale gli sono stati trasmessi dal padre da cui ha anche ereditato una vocalità particolare, caratterizzata da un registro acuto e dall’uso virtuosistico di vocalizzi e fioriture.

Oltre che come cantore, Uccio Aloisi si distingue nel suono del tamburello di cui è un autentico virtuoso. La sua attività di cantore si è sempre svolta in parallelo a quella di contadino e a numerosi altri mestieri, fra cui quello di cavatore di pietre. Esaurita l’esperienza degli “Ucci”, anche a causa del deteriorarsi della salute di Bandello, Uccio Aloisi ha fondato una nuova formazione, l’Uccio Aloisi Gruppu, con cui continua tuttora a esibirsi.

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Niceta Petrachi

 

Universalmente conosciuta come “la Simpatichina”, è sicuramente una delle voci più straordinarie dell’intera musica popolare italiana. La sua particolare impostazione ha suscitato l’entusiasmo di Giovanna Marini che ha definito la sua voce: “sicura e tagliente come una lama, alta ma piena di corpo […] mai urlata, mai sfibrata, sempre piena e brillante. Con una duttilità magnifica per i melismi, gli abbellimenti, i trilli”.

La sua versione della Pizzicarella, raccolta da Brizio Montinaro a Melendugno nel 1977, ha reso il brano uno dei più popolari della tradizione salentina ed è stata ripresa infinite volte dai più diversi interpreti.

Nel 2003 la casa editrice Kurumuny ha pubblicato il suo Malachianta - canti salentini di tradizione orale con un CD contenente 12 brani. La Simpatichina è anche apparsa nel documentario di Paolo Pisanelli Il sibilo lungo della taranta (2006).

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Martino Carbotti

 

martinocarbottiMartino Carbotti Martinë a rutellë è nato a Martina Franca (TA) il 19 Marzo del 1929 in una zona in cui la pratica musicale è stata viva e funzionale fino a pochi decenni addietro ed è tutt'oggi portata avanti da alcune famiglie.

Già orfano di madre, ancora bambino eredita alla morte del padre il suo organetto di cui diventa un eccezionale suonatore. Per vivere, svolge diverse attitivà (pastore, trainiere, potatore, massaro e capraio) che lo costringono a continui spostamenti.  La moglie, Lucia Parisi Cioddë dë curnacchijë, è una straordinaria cantatrice, proveniente allo stesso modo da una famiglia di cantori ed esecutori tradizionali. 

Molto ricercato per le serenate e la questua delle uova e particolarmente apprezzato per l'accompagnamento del ballo, ha partecipato alla musicoterapia del tarantismo fino agli anni '60 del 1900. La tradizione musicale prosegue in parte con i figli,  Rosa, Giuseppe e Antonio, eccellenti cantatori.

Il repertorio della famiglia è stato documentato solo di recente nelle ricerche di Giandomenico Caramia e Mario Salvi, Massimiliano Morabito, Giovanni Amati e Annamaria Bagorda.

Antonio Zurlo

 

antoniozurloAntonio Zurlo, 'Ndonjië lu sëggiarë, nato a Ostuni (BR) il 1 Aprile del 1925, potatore, trainiere e mietitore, eccelle nelle suonate all'organetto a otto bassi e per lo stile di canto. 

Con l'organetto del cognato, ancora piccolo apprende le suonate, i canti all'organetto e le tecniche esecutive della castagnola monocoppia, di cui suo padre era un virtuoso. Il suo repertorio è stato documentato nelle ricerche di Giovanni Amati e Annamaria Bagorda.