 Fondo Adriano Castigliego
I risultati di un’indagine etnografica sulla serenata nel Gargano, svolta tra il 2001 e il 2009, con un approfondimento specifico tra il 2006 e il 2008, realizzata in due paesi del promontorio, Carpino e San Giovanni Rotondo, dove le serenate avevano un ruolo importante nella dimensione collettiva e la memoria del genere è ancora viva negli ultimi esecutori che, grazie al costante utilizzo dei repertori tradizionali, ne hanno conservato ricordi, intenzioni e suoni. I documenti si distinguono in due tipologie: ampie interviste sulle modalità, le funzioni d’uso e le occasioni delle serenate; esecuzioni musicali di canti e forme di accompagnamento utilizzate nelle serenate e nelle feste per il ballo della tarantella. La musica in queste comunità offriva straordinarie possibilità comunicative e aiutava a risolvere conflitti determinati da delusioni amorose, contrasti familiari o rapporti di sfida e competizione: la serenata, tra l’altro, accompagnava tutte le fasi del corteggiamento, aiutando a dichiarare i propri sentimenti fino a spianare la strada verso il matrimonio. Era soprattutto il canto ad offrire forme alternative di comunicazione perché, per il tramite di un linguaggio figurativo particolarmente elaborato, era possibile mandare messaggi altrimenti difficili, se non impossibili, a dirsi. Una peculiare esperienza musicale del secolo scorso, attestata dalle testimonianze degli informatori che rivelano come le serenate fossero non solo un’occasione di svago dalle fatiche quotidiane dei campi e dall’isolamento della pastorizia, ma anche momento risolutivo di alcuni problemi all’interno di determinati gruppi sociali. Nel Gargano portare una serenata era spesso un atto carico di significati e valori simbolici, un elemento strutturale nella vita collettiva. Una serenata, che fosse d’amore o di sdegno, era portata su commissione quando non eseguita direttamente in prima persona: un giovane innamorato si rivolgeva ai suonatori (reperendoli in piazza o a casa), e chiedeva la loro disponibilità all’esecuzione. Se le serenate d’amore erano portatrici di un messaggio amoroso, quelle di sdegno o scontro avevano funzione di riscatto, manifestavano rabbia e spregio verso una ragazza che rifiutava le attenzioni del giovane innamorato, o precedentemente aveva illuso lo spasimante. Simili invettive, con messaggi e intenzioni moralizzanti, potevano rivolgersi anche a padri troppo gelosi e severi, o essere indirizzate a rivali in amore, grazie ad un repertorio vasto che offriva testi congeniali alle varie circostanze. Il contenitore culturale della serenata con le sue funzioni sociali, ormai decaduto nel promontorio pugliese a partire dal dopoguerra, sembra aver custodito e traghettato in un mondo nuovo e profondamente mutato suoni e saperi arcaici, affidati ai canti e alle testimonianze degli informatori che, parafrasando Geertz, sembrano delineare “una storia che essi raccontano su se stessi”, offrendoci un tessuto di elementi con il quale si può risalire a ordini, gerarchie ed espressioni culturali del Gargano del secolo scorso e anche oltre.
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