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La personalità di una voce unica

Niceta Petrachi detta la Simpatichina

Niceta Petrachi mi è stata segnalata dalla mia amica Rina Durante che la conosceva da molto tempo essendo entrambe di Melendugno. Mi ha dato appuntamento per la registrazione dei canti in una casa sita in un suo podere nei pressi di San Foca (frazione di Melendugno). Là saremmo stati più tranquilli senza subire disturbi e interruzioni. Io ci sono andato con Luigi Chiariatti il quale avrebbe portato il suo registratore nuovo perché il mio era in riparazione. Era un Uher come il mio, ma il suo era stereofonico. Con noi è venuto anche l’amico Roberto Licci del Canzoniere grecanico salentino. Aveva con sé la chitarra.
Niceta, detta Teta, era una donna piena di spirito e vivacità. Allegra. Quando parlava la sua voce, come accade a quasi tutti i contadini abituati ai grandi spazi e quindi alla necessità di alzare la voce per farsi sentire, era di due ottave sopra la norma.
Due cose ricordo molto bene di quella sessione di registrazione. La prima che Teta non gradiva che Roberto suonasse la chitarra. Non voleva essere ingabbiata in un tempo preciso ma rimanere libera di andare con la voce dove voleva e con il tempo che voleva e per quanto voleva.
La seconda che abbiamo avuto molta difficoltà a piazzare il microfono davanti a lei come si fa con tutti quando si registra. Comunque veniva sistemato la voce di Teta "sparava" sempre. Abbiamo finito per farglielo scendere sopra la  testa dall’alto di un ramo intorno al quale lo avevamo fissato.
La sua voce era veramente unica.
Le registrazioni presenti in questo archivio e quelle fatte da altri ricercatori in seguito non le rendono assolutamente merito. Per questa ragione pensai allora  di parlare con Sciascia, l’editore di Albatros, per farle fare un intero disco ben registrato in studio. Mi disse di sì non appena ebbe ascoltato alcune canzoni cantate da questa donna nel pieno della vitalità e delle forze. Sciascia era entusiasta della voce di Niceta Petrachi ed era disposto anche a retribuirla bene pur di avere un suo disco nella collezione. Quando glielo riferii lei era lusingata da tutto questo ma niente di più. Con una certa tristezza mal dissimulata mi disse che non l’avrebbe fatto. Non fui capace a convincerla. Lasciai passare un po’ di giorni e poi tornai nuovamente all’attacco. Anche Rina, da me pregata, fece lo stesso. In un certo momento mi parve che stesse per cedere… ma poi niente. Quel lampo che notai passare nei suoi occhi quando gliene parlai per la prima volta mi parve ritornare. Perché? A quel tempo Teta aveva un fidanzato che era geloso e lei forse non voleva assolutamente dispiacergli, contrariarlo. Era per questo? Chissà! La forza dell’amore forse le ha cambiato il destino.
Stare con lei per le ore della registrazione in quel giorno d’agosto è stato per me un piacere indimenticabile.
Mi ha fatto solo una richiesta, ricordo. Nei dischi in cui dovevano essere pubblicate le canzoni da lei cantate bisognava assolutamente usare la dizione: Niceta Petrachi detta la Simpatichina. Così le sue amiche la chiamavano e così ha preteso di essere chiamata. E così oggi tutti la chiamano e la conoscono.

01 T’aggiu amata comu na rosa


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02 La cerva


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03 Quannu te llai la facce la matina


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04 Dimmela ziu Tore dimmela


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05 Ieri ssira


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06 Aggiu ccattata nna chitarra nova


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07 Cecilia


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08 E dimmi dimmi


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09 Malapianta


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10 Bongiornu mare bongiornu marina


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11 Ca cce si brutta ‘tte càscia nna coccia


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12 Pizzicarella mia pizzicarella


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13 Canaja canaja


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14 Carcire


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15 Bisogna tte cumbinci


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